Chi vuole scommettere contro Murdoch?
Rupert Murdoch, grande conoscitore dei media, dice oggi che internet è rotto. Dopo aver comprato il Wall Street Journal, ha imparato come i servizi a pagamento sul web hanno un ruolo da tenere nel furuto dei media ed ha deciso di estendere il metodo al sito del Times. Si trovano prese in giro su Youtube e anche il candidato laburista Gordon Brown ha detto la sua sull’argomento durante la campagna delle elezioni politiche britanniche del 2010. I competitor di Murdoch sono già in attesa di raccogliere i lettori che si allontanano dai siti di News International. Ma i grandi nomi dei media (che tutti leggono il Financial Times a pagamento dal 2002) aspettano con ansia di vedere cosa succederà. I media tradizionali non riescono a fare profitti sul web. Murdoch vuole una frazione dei lettori dei grandi quotidiani gratuiti per trarne profitto. Appena li avrà, assisteremo ad un cambiamento profondo del panorama, qualunque sia la situazione finanziaria del momento.

Apple salverà l’editoria?
Dopo un gran numero di voci e anticipazioni, è stato finalmente lanciato l’IPad della Apple. Gli ottimi risultati ottenuti fin’ora dai suoi prodotti, in particolare l’Iphone, fa sì che molte industrie media guardino con ansia al lancio del nuovo prodotto ed alla reazione del pubblico.
A metà strada tra un cellulare di lusso e un piccolo notebook, il dispositivo touchscreen è più portatile di un laptop ma si tratta di qualcosa di mai visto prima. Ma è difficile prevedere un fallimento per la Apple, nonostante un paio di sbagli passati. A seconda del prezzo, questo nuovo prodotto come minimo annienterà la competizione nel fiorente mercato dei lettori di ebook, capitanato dal Kindle di Amazon. Non solo: l’Ipad mixerà anche una fruizione semmplice di internet con video, musica, libri e…quotidiani?
Si vocifera che il formato dei quotidiani online sarà adeguato a dispositivi di questo tipo. Così la tempistica sarebbe perfetta per un’editoria colpita a fondo dal calo della pubblicità e dalla necessità di mettere online gratuitamente tutti i suoi contenuti. L’idea alla base è che l’abbonamento a quotidiani online possa sposarsi perfettamente con un dispositivo del genere.
Ad ogni modo, è molto eccitante! Con simili nuove tecnologie è probabile che i risultati saranno diversi da quelli previsti. Ma di una cosa possiamo star certi: in base ai precedenti della Apple, sarebbe bene aspettare il prossimo modello prima di acquistarlo!
Avatar e tanti (ma tanti) soldi
Innanzitutto, Buon Anno Nuovo da tutto il team di Way to Blue!
Veniamo al dunque: Avatar è il più costoso film mai realizzato? Ufficiosamente sì, in quanto diverse fonti sostengono che il costo si aggiri sui 500.000.000 di dollari inclusi marketing e produzione, e si tratta davvero di un mucchio di soldi! Chiacchiere e recensioni si sono susseguite rapidamente da ogni parte del mondo. La nostra opinione? In realtà, non dovremmo commentare!
Quello che ci interessa davvero, è che un altro argomento di conversazione è impazzato con l’annuncio che il film ha appena incassato più di un miliardo, per la precisione 1,3 miliardi di dollari!!! Ora, ci sono già stati film che hanno raggiunto un simile incasso, ma Avatar presenta lcune differenze: primo, l’ha fatto in 17 giorni, più velocemente di qualsiasi altro film fino ad oggi, secondo, li ha guadagnati grazie ad una storia su degli alieni blu ed una Sigourney Weaver che fuma! Il che ci porta ad una domanda: sarà in grado di raggiungere Titanic? Titanic era una storia senza tempo, milioni di persone sono andati a vederla più volte: Avatar sarà in grado di farli tornare al cinema? In giro si dice che la storia d’amore e lo stile all’avanguardia ci riusciranno. E voi, cosa ne dite?
L’importo maggiore è fornito dal 3D e dalle sale IMAX, che ovviamente costano di più delle proiezioni tradizionali, ma riuscirà a battere gli 1.848.813.795 miliardi di dollari di Titanic?
Comunque vada, James Cameron avrà di che sorridere percorrendo la strada verso la sua banca!
Price Wars: il ritorno del download digitale
Ciò che gli ambientalisti amano ma gli studio executives di tutto il mondo temono invece di sparire si sta ingrandendo sempre di più: “la nube” sta assorbendo tutto il contenuto digitale. Ci aspetta un mondo senza più piccoli dischi lucenti, a parte quelli che penzolano dallo specchietto retrovisore di tassisti particolarmente loschi!
Ars Technica ha recentemente pubblicato un bell’articolo su come Hollywood possa “programmare di mantenere alti i prezzi mentre i film vanno online”: ci sono grafici chiari ed alcune idee interessanti, in particolare, su come nonostante il Blu-ray abbia tappato un buco abbastanza grande nel mercato, le vendite siano ancora in caduta, mentre il digitale continua a salire.
Ovviamente, gli studios possono far pagare il download digitale, già lo fanno, ma la vera battaglia arriva quando si guarda al numero sempre crescente di servizi di streaming e noleggio digitale. Con l’espansione di servizi come Netflix e Epix, la diffusione della banda larga e la propensione dei consumatori al concetto di “guardare solo una volta” sarà interessante vedere come Hollywood riuscirà a mantenere alti i prezzi, combattendo la stessa battaglia che la musica porta avanti da anni.
32 domande e 1000 consumatori “connessi”
E’ il perodo dell’anno in cui Razorfish pubblica il suo studio annuale su come la tecnologia stia cambiando il rapporto tra brand e consumatori. Nell’indagine sono inclusi tutti i dati completi del loro‘Brand Experience Study’ e, come negli anni passati, i risultati sono molto interessanti. Quest’anno, per varie ragioni, lo studio si è focalizzato principalmente su Twitter e Facebook, e i risultati sono stati argomento di discussione sia tra i blog dedicati ai social media che nel marketing. I dati che hanno risvegliato l’interesse generale riguardano il fatto che, mentre un quarto degli utenti di Twitter sono followers di un brand, il 40% di questi lo fa soltanto per fare affari esclusivi. I dati mostrano anche che tra i consumatori intervistati, un buon 40% si è connesso a un brand su Facebook.
Cosa significa questo per i brand? Beh, sembra voler dire che Facebook e Twitter vengono utilizzati per il lavoro che molti industriali vendono, cioè, “connettersi con il brand”. Pur essendo strettamente collegato a una questione di domanda ed offerta, per un brand questo potrebbe funzionare come un modo per avvicinarsi alla gente a tempo debito. Per maggiori informazioni, readandwriteweb ha un’accurata analisi redatta nel loro consueto stile approfondito e coinvolgente.
E, giusto perchè fa figo, potete accaparrarvi un vero accessorio di scena di “Moon” di Duncan Jones sul loro negozio ebay: un Gerty a grandezza naturale!
Paranormal Activity, gli Oscar e la Luna
E’ passato qualche tempo, e sembra proprio che la campagna sui social media portata avanti da Paramount per l’uscita del suo super spaventoso, super indipendente, low budget “Paranormal activity”, abbia funzionato davvero.
Cosa è successo? In sostanza hanno dichiarato che se ci fossero state 1.000.000 di richieste sul sito questo film da $15.000, sarebbe stato distribuito in tutti gli USA.
L’idea è stata promossa in lungo e in largo sui social media e cos’è successo? La quota è stata raggiunta, e il film è stato programmato in 160 sale con un incasso medio di $ 49.379 a sala, segnando un record per una distribuzione limitata.
Sembra che la risposta alla domanda se un social media possa realmente portare spettatori in sala sia effettivamente sì: se usato creativamente, con i giusti contenuti e le giuste idee, può riuscirci davvero.
Quale sarà il prossimo passo? Usare il tuo potere “sociale” per la nomination all’Oscar di Sam Rockwell, per la sua straordinaria interpretazione in “Moon”. Con il sostegno del regista, Duncan Jones, un fan si è preso infatti l’incarico di far firmare, sempre a 1.000.000 di persone, una petizione per aiutare Sam ad ottenere la nomination. Al momento è a circa 300, siamo ancora all’inizio, ma diamogli una mano… e vediamo che succede!

Twitter, social media e Hollywood
Twitter, social media e Hollywood
I Social media sono al centro di ogni discussione e creano contrasti come nulla in questo ultimo periodo, ma uno in particolare è oggetto di dibattiti. Sembra che chiunque dica la propria sul argomento di quanto i Social Media possano influenzare il Box Office cinematografico.
Bruno, di recente release, ha visto un calo del 39% al box office dal venerdì al sabato. Sono stati i “tweet” a causare ciò? Veramente la gente frequenta i Social Media come Twitter o Digg per conoscere i veri giudizi dei consumatori riguardo ai film che non gli sono piaciuti al 100%? Alcuni lo sostengono e, sulla base del loro giudizio negativo ricevuto, hanno rinunciato a vedere il film.
Tutto ciò è di primaria importanza per gli Studios e il dibattito sta montando sempre più. Il Baltimore Sun ha contattato alcune persone molto interessanti per studiare questo fenomeno. Un punto di vista importante viene fornito da Brandon Gray, presidente e fondatore di boxofficemojo.com, egli afferma che il successo cinematografico Twilight ha vissuto lo stesso calo nel box office durante il weekend senza nessun intervento di Twitter. Però recentemente, il seguitissimo Peter Sciretta di SlashFilm si è tuffato nel discussione con un punto di vista interessante sull’operazione di marketing di Ashton Kutcher, tentando di raggiungere i suoi 3 milioni di followers:
“Twitter, un’operazione di marketing: Ashton Kutcher ha 3,336,374 followers e ha esortato tutti i…(cont) - http://tl.gd/e7bf” - slashfilm twitter
Sebbena questo sia un micro-giudizio, aggiunge al dibattito che Twitter, come strumento di marketing, potrebbe non avere un effetto così dirompente come un passaparola tra i consumatori. Sappiamo perfettamente che le persone possono uscire dal cinema e dire a 500 altri individui cosa pensano del film appena visto immediatamente, oppure aspettare un attimo e dirlo ad un buon numero di consumatori al pub, ma il pubblico presta attenzione alle celebrità che promuovono il loro stesso prodotto? La ricerca direbbe che lo fanno, e vi prestano attenzione sempre di più, ma questo è un altro argomento di discussione. Alla base di tutto c’è che noi ci muoviamo sempre più a fondo in un mondo dove c’è una necessità sempre più impellente di trovate intelligenti su come noi, come operatori di marketing, strateghi e agenti promozionali possiamo lavorare con le persone e con i mezzi affinché sia il pubblico pagante sia gli studios possano trarne vantaggio.
Tutti i vostri commenti sono apprezzati, grazie!
Salve Mondo, noi siamo Way to Blue
É abbastanza chiaro che come agenzia di Pr on-line, sempre più coinvolta nel mondo dei social media e che sta colmando i gap tra i nostri clienti ed il loro pubblico, abbiamo bisogno di un nostro pulpito da cui parlare.
I membri del team Way to Blue utilizzeranno questo spazio per parlare di questo ed esprimeranno le loro opinioni sulle più recenti sfide e tecnologie che girato intorno al settore del Pr digitale, dai social media, ad internet, dalle campagne, alle persone e alle communities in generale.
Un esempio di questo è Twitter! Uno dei più importanti argomenti di discussione del momento, i numeri ci sono e sono immensi. Con una crescita quasi esponenziale sta fagocitando iscritti con una velocità allarmante che dimostra come stia crescendo più velocemente addirittura del gigante a livello globale Facebook.
La vera domanda ha due aspetti: in prima istanza, quanto effettivamente farà guadagnare? Secondariamente, quanti marchi comunicheranno ai consumatori ed alla piattaforma stessa? Noi veramente siamo più interessati alla seconda domanda e ci sono vari modi di dare una risposta al momento.
@stedavis di PRBlogger e l’agenzia digitale 3W PR hanno appena presentato un documento sull’argomento denominato a Don’t Panic Guide To Social Media (trad. Una guida per non aver paura dei Social Network). Mi piacciono particolarmente le slide conclusive che danno suggerimenti ai brand e alle persone su come avvicinarsi in maniera corretta al Social Network. La nostra personale posizione varia nei nostri uffici internazionali, ed è giustificata da approcci differenti in differenti paesi, ma un appiglio comune rimane sempre.
“ESSERE UMANO “









